spiralemultiplaconnome
Blog
Home 
Libri
ARCHIVIO
18/10/2013, 16:48

tolleranza, seby costanzo, libri, invidia, ammirazione



TOLLERANZA-


 Qualche anno fa, in occasione di un corso sulla comunicazione, i partecipanti, fummo chiamati a rispondere alle domande di un test comportamentale. Alla fine, dopo aver dato le risposte, mi venne dett



Qualche anno fa, in occasione di un corso sulla comunicazione, i partecipanti, fummo chiamati a rispondere alle domande di un test comportamentale. Alla fine, dopo aver dato le risposte, mi venne detto che il test cui mi ero sottoposto aveva dato un risultato, riguardo le mie attitudini comportamentali, che mi vedeva spesso troppo anticipatore, adatto a tutte le situazioni, ma difficilmente compreso nell’immediato, e, come un meticcio, con forte capacità ad adattarsi alle situazioni più diverse. 
Scoprii con il tempo quanto fossero azzeccate e mie quelle caratteristiche, ed ho cominciato ad apprezzare sempre più l’idea di essere come un meticcio, obbligato a districarsi tra il bianco e il nero sforzandosi di non sentirsi diverso, mai. Il meticcio, infatti, sa di non essere nero e nemmeno bianco, ma, nel percorso della sua vita, dovrà convivere con entrambi, accettandone l’esistenza e la loro presenza.
Quanti bianchi e quanti neri hai incontrato nel tuo cammino? 
Quanto ti rendi conto di come ci somigliano quelli di colore diverso? 
Eppure, la Società con la quale ci rapportiamo è ancora piena di pregiudizi: tutti moraleggiamo sugli altri, cerchiamo difetti e ostacoli con cui rendere loro la vita più difficile di quanto non lo sia già.  
Spesso, invece di gioire del bene e della felicità degli altri, di quelli che miracolosamente sfuggono alla morsa del pessimismo, li critichiamo, li osteggiamo, rendiamo loro la vita difficile. E i grigi? Possibile che ci sia qualcuno che non riesce a vederli?
Eppure ce ne sono molti di più che bianchi e neri. 
Ciascuno di noi, spesso, è un po’ meticcio, qualcuno lo è di più. Come fare, allora, per essere sempre adeguati alle diverse condizioni in cui, inevitabilmente, ci si viene a trovare ?nn nnBisogna attendere che gli altri si pongano in sintonia con le cose che dovrai dir loro: spesso infatti non è il momento giusto.Insomma, bisogna essere tolleranti.
Talvolta, è meglio tenere un tono più basso per far sentire gli altri (dico far sentire..!) un passo avanti a te, ed equalizzare i comportamenti come si fa per i suoni, con alti, medi e bassi in funzione della musica che si sta ascoltando. 
Insomma, per diventare più bravo, non bisogna necessariamente mostrarlo a tutti i costi. 
Tra i comportamenti che più spesso mi hanno incuriosito, facendomi chiedere i soliti perché, una infinità di volte mi è capitato di osservare due tipi di persone, tra loro contrapposte per comportamento. Per esempio, riguardo al potere, alcuni lo considerano come mezzo per realizzare azioni dalle quali, un certo numero di altre persone, possono trarre vantaggi, altri come un privilegio di cui goderne direttamente ed approfittarne.
Quest’ultimo tipo è quello che mi ricorda, ad esempio, chi, a tavola o in un teatro si preoccupa e riesce ad occupare il posto centrale o più in vista, senza che gli sia stato assegnato, o che, con un qualunque stratagemma, d’imperio, passa davanti agli altri e si introduce in una discussione o in qualunque contesto gli capiti, sovrastando chi per ottenere le stesse opportunità aveva rispettato turni, gerarchie, regole.nn nnSpesso siamo portati ad apprezzare queste persone che ci appaiono intraprendenti: sono abili nel mostrare capacità che forse non hanno!nn nnNon altrettanto, però, ammiriamo chi svolge con correttezza attività meno evidenti, o chi compie azioni apprezzabili senza ricercare il consenso a tutti i costi.  
Forse non valutiamo a dovere valori importanti e dignità scomode. Si confonde spesso la tolleranza con l’ammirazione, quando, con questo modo di pensare e di dare sempre più spazio alla spregiudicatezza, la trasformiamo, giudicando i comportamenti esclusivamente sulla base della esteriorità, a danno delle qualità morali e delle capacità autentiche.
Probabilmente è opportuno ridare significato alla tolleranza ed utilizzarla in sostituzione dell’ammirazione, in questi casi, verso quei soggetti così spregiudicati, restituendola a chi consente che la Società funzioni ancora e bene, a chi ha il senso del dovere e della giustizia, ai genitori che dedicano il loro amore per la crescita dei propri figli, a chi si spende per dare insegnamenti corretti, o per assistere chi ne ha bisogno. nn nnSono questi i soggetti di cui dobbiamo avere ammirazione. 
In diverse occasioni, mio padre ha utilizzato la colorita espressione ”mostra mezzo culo”, per farmi comprendere quanto non tutti godano del benessere e del successo degli altri, e che, per questa ragione, mostrare tutti i propri requisiti vuol dire aprirsi, quindi, concedersi anche alle invidie dei più deboli. Certo, dei più deboli, perché tali sono, e come tali vanno considerati, coloro che non riescono a godere del bene altrui. 
Quelli più forti, invece, hanno il compito, attraverso le loro azioni, di compensare, di tollerare e di far da guida agli altri, senza arroganza.

18/10/2013, 12:53

COME UN ARCHITETTO



COME-UN-ARCHITETTO


 Gli uomini che sanno creare hanno una grande forza interiore, hanno bisogno di conoscere e di verificarsi, devono alimentare la propria fiducia, non scappano dai fallimenti e ne valutano gli insegname



Gli uomini che sanno creare hanno una grande forza interiore, hanno bisogno di conoscere e di verificarsi, devono alimentare la propria fiducia, non scappano dai fallimenti e ne valutano gli insegnamenti, per ritrovare l’energia necessaria e nuove soluzioni. 
Essi seguono il sentiero della conoscenza e del proprio istinto, studiano e provano a dare la propria impronta. 
Come un architetto che ha bisogno di trasferire nel progetto il segno della propria visione, cui non basta un disegno, poiché deve cogliere ogni particolare per percepirne lo spirito, deve essere presente, seguirne ogni dettaglio, discutere e rivedere continuamente il progetto, dedicarsi completamente e seguirne ogni passo,così, un uomo che guida, deve avere sempre chiaro l’intero quadro di ogni situazione.  
31/07/2011, 12:23

catania, idee per il futuro, sebycostanzo





 nnnnnnnnnnnnnnnnnA Maurizio Caserta il merito di avere sollecitatoncon successo uno scatto d’orgoglio di cui, tanti, sentiamo il bisogno,nmartirizzati da una società che ha perso identità, coraggio e



nnnnnnnnnnnnnnnnnA Maurizio Caserta il merito di avere sollecitatoncon successo uno scatto d’orgoglio di cui, tanti, sentiamo il bisogno,nmartirizzati da una società che ha perso identità, coraggio e soprattuttonfiducia. 
Potrebbe sembrare scontato, per chi lo conosce da sempre, che neinmomenti di maggiore tenebrosità, con coraggio e soprattutto con educazione encultura naturali, non viziate dalla ricerca di "utile politico", una preziosanrisorsa della città solleciti ciascuno a riflettere e a confrontarsi sulnproprio futuro, ma scontato non lo è: grazie Maurizio. 
 nC’è, infatti, una voglia di non rinunciare, manesaltare e favorire quell’attività creatrice della collettività per unn"Territorio del desiderabile", come auspicato da una cara amica nella dedicanche ho ricevuto, sull’ultimo suo lavoro editoriale. 

nnColgo, quindi, l’esigenza di riflettere su alcunendelle criticità dell’approccio che si utilizza ormai da troppo tempo e, primandi puntare sulle idee per il futuro, credo sia necessario porsi alcuni quesitinsul metodo e sugli assunti. nnCrediamo ancora di essere i soliti mentecatti delnprofondo sud, che hanno bisogno di chiedere sempre a qualcuno di fare qualcosansenza fare mai il primo passo, quando c’è sempre un sud più a sud del sud ? 
 nSi ritiene davvero che legalità debba essere unnfatto eccezionale da conquistare, sino al punto da generare una distorsionentale da riuscire a costruire, sotto il segno del "giusto", una serieninterminabile di fallimenti a carico della città, oppure si può tornare anritenere che la legalità sia un fatto dovuto per i cittadini di un paesencivile, riportando il requisito della qualità e della capacità quale elementonessenziale per svolgere ogni compito di responsabilità ? 
nnE’ proprio corretto che la politica abbianriconquistato, o meglio, si sia riappropriata più che mai di un ruolo dominantene predominante su ogni scelta e su ogni argomento, in barba ai principindell’indipendenza e della civiltà di una società avanzata ? 
 nE’ proprio utile che il Territorio debbansottomettersi all’invadenza, piuttosto che all’invasione dei tanti soggettinche, senza titolo né contenuti, del Territorio fanno vittime e man bassa ?nn  
 nMi sembra necessario individuare, giorno per giornone senza sentirsi vittime, ogni vincolo alla naturale crescita che ogni esserenvivente auspica per sua natura: si potrà così esorcizzarlo, circoscriverlo ednaccantonarlo.nn nnE’ il coraggio di sostenere che niente ènimpossibile, che ci piace mantenere, pur contro l’ignavia o lo sconforto di chinè stimolato a gettare la spugna e andar via, per ritrovare gli stessi vincoli,nsotto altre spoglie e in altro luogo, pur contro l’ineluttabile consapevolezzanche, solo in pochi, bisognerà continuare a tirare il carro, ma con la forzandelle sue mille ruote di scorta.nn  
 nE’ ai nostri giovani che dobbiamo mostrare dinriempire i nostri "sacchi" con l’impegno, i sogni, la creatività, lanconcretezza, la passione, la fiducia, le idee, per intravedere come "lo sviluppo dei luoghi diventa un processondi autocoscienza e autopropulsione delle comunità locali, che assumono un ruolondi protagonisti nel definire la propria crescita".nn nnPrimo tentativo tra tutti deve rimanere quello dinsuperare le barriere che separano ciascuno di noi dagli altri, con tutte lenloro diversità, aiutandosi a unirsi contro un nemico che non sempre si riesce anindividuare e che comunque sembra sempre più forte, come fanno le gazzelle e lengiraffe quando si uniscono e si allineano per fronteggiare il predatore a cui,nin questa formazione, cominciano a far paura, sconfiggendo la loro. nn  
 nPur nella consapevolezza che i "sacchi leggi" tornano utili a chingoverna il suo ambito con altre logiche, perché stanno lì dove li metti,nallineati e coperti, l’intenzione deve ritornare ad essere quella di continuarena riempire altri sacchi, per non disperdere la dimensione del possibile ma,nsoprattutto, per ricostruire ed alimentare quella del "desiderabile". 
nnDalnsilenzio assordante della società civile, come ha affermato correttamentenAntonio Pogliese nel suo intervento del 31 luglio, forse si riprende a pensare:nbuon segno ! 
nnLenforze dell’innovazione, per dirla come sostiene Maurizio Caserta, mansoprattutto quelle del buon senso sono quelle che devono guidare questonprocesso, senza supplenze, per ripensare in grande ad una città che ha i numerinper vincere, anche perché, citando B. Brussa, " Il contadinonnon smette mai di seminare la sua terra anche se la tempesta ha distrutto unnraccolto. Non bisogna smettere di coltivare i propri sogni, solo perché ilnvento ne ha disperso qualcuno ".nn  
 nCatania,n31 luglio 2011nn  
 nSebynCostanzo nnPresidentenFidimpresa nn


134678
Se la mano destra non sa quello che fa la sinistra
28 giugno 2011
I vertici delle banche indicano al mercato ecomunicano alle imprese politiche diverse da quelle che vengono praticate dalleloro strutture in campo    
Se lo Stato rende conveniente l'illegalità
22 marzo 2010
L’impresa ha bisogno di normalità e di ricavare valoredalla correttezza, in un contesto in cui uno Stato con la sua Pubblica Amministrazioneè assente e rende conveniente l’illegalità    
Le banche non chiudano il cordone della borsa
16 marzo 2010
le banche non chiudano il cordone delle borse senzaoffrire un congruo tempo di riequilibrio    
L'evoluzione dei confidi
18 ottobre 2009
a un anno dall’inizio della crisi – rapporti banche eimprese e l’evoluzione del confidi da “club degli imprenditori” a soggettotecnico di garanzia per l’accesso al credito    
Al sud ci sono competenze 
22 settembre 2009 
Al sud ci sono competenze e imprenditori di elevato livello
Se le regole non servono
25 maggio 2009
“Il sistema di valutazione del rischio delle impresenon tiene conto di chi opera nel rispetto delle regole”    
Rating segreto per le imprese 
24 maggio 2009
“Il rating attribuito alle imprese è mantenutosegreto dalle banche, cosicché l’imprenditore è all’oscuro di come vienevalutato”    
Lo Stato italiano contribuisce alla debolezza delle imprese
28 nov. 2008
Le imprese deboli sono soggette ad essere ricattate. Lo Stato attraverso la Pubblica Amministrazione ne ha una rilevante responsabilità con gli insostenibili ritardi sui pagamenti.  
Create a website